Nel suo post Looking Ahead to 2026, il CEO di Microsoft prova a riportare l'intelligenza artificiale dalla corsa ai modelli alla realtà dell'impatto concreto.
Negli ultimi giorni del 2025, Satya Nadella – CEO di Microsoft – ha pubblicato un post dal titolo Looking Ahead to 2026. Non si tratta di un annuncio di prodotto né di una dichiarazione strategica per gli investitori, ma di una riflessione più ampia sullo stato dell’intelligenza artificiale e sulla direzione che il settore dovrebbe prendere nei prossimi anni, a partire da quello appena iniziato.
A differenza del partner/rivale OpenAI, il capo di Microsoft (ma anche tutta l'azienda da lui amministrata, in dichiarazioni recenti di altri dirigenti), non guarda ad un'intelligenza artificiale senza limiti e, oltre a mettere in guardia da possibili scenari non più controllabili dall'umanità, pone l'accento sul 'dover fare' per portare realmente le innovazioni al servizio della massa.
Quando Nadella parla di futuro, il rischio è sempre lo stesso: scambiare una riflessione lucida per una verità incontestabile. Looking Ahead to 2026 va letto con attenzione proprio per questo. Non è un post qualunque, ma nemmeno una profezia. È piuttosto il tentativo di rimettere i piedi per terra a un settore che negli ultimi mesi ha perso (forse) il contatto con la realtà. La diversità della natura e l'umanità dei paragrafi del post vanno colte anche dalla scelta di pubblicare il primo articolo su un nuovo blog. Non a dominio Microsoft o LinkedIn (sempre di MSFT), ma su un blog personale.
Nadella parte da un punto corretto e difficilmente contestabile: l'intelligenza artificiale oggi è più avanti di quanto il mondo reale riesca ad usare. I modelli crescono, migliorano, impressionano, ma fuori dai demo e dai benchmark l’impatto resta frammentato. Tante prove, pochi cambiamenti strutturali. Il CEO di Microsoft definisce questa situazione come model overhang: capacità in eccesso rispetto all’adozione concreta. In altre parole, stiamo costruendo motori sempre più potenti senza avere ancora strade adatte su cui farli correre.
È una constatazione onesta, soprattutto detta da chi quell'overhang lo sta alimentando. Microsoft è al centro dell’ecosistema AI, investe miliardi e integra questi strumenti in ogni livello dei suoi prodotti. Tutti i nuovi e più potenti LLM di OpenAI vengono sistematicamente chiamati ad alimentare Copilot e i tanti (ormai tutti) servizi associati. Proprio per questo il messaggio suona meno come autocritica e più come una presa di posizione chiara: il problema non è la potenza dell’AI, ma il modo in cui viene progettata e utilizzata.
Uno dei passaggi più interessanti del post è quello in cui Nadella insiste sul fatto che l'intelligenza artificiale non debba sostituire l'essere umano, ma amplificarne le capacità. Riprendendo la storica metafora del computer come "bicicletta per la mente", l'AI viene descritta come una struttura di supporto cognitivo: non un sistema che decide al posto nostro, ma uno strumento che aiuta a pensare meglio, creare di più e risolvere problemi complessi.
Il problema è che, nella pratica, l'industria tecnologica sta spesso andando nella direzione opposta. Meno supporto al pensiero e più scorciatoie. Meno strumenti per comprendere e più strumenti per produrre velocemente. Nadella sembra esserne consapevole, ma evita di dirlo apertamente, spostando l’attenzione sull’ingegneria dei sistemi: non singoli modelli isolati, ma architetture complesse, agenti, memoria, contesto, controlli e sicurezza.
Un altro tema centrale è quello che Nadella definisce "permesso sociale". L'intelligenza artificiale potrà essere accettata davvero solo se dimostrerà benefici concreti per le persone e per il mondo reale. Finché resterà una tecnologia percepita come distante, costosa o utile solo a pochi, la fiducia non potrà crescere. Il consenso non si costruisce con le demo spettacolari, ma con risultati misurabili e quotidiani.
In questo senso, Looking Ahead to 2026 non è tanto una previsione sul futuro prossimo dell'AI quanto una presa d’atto: la fase dell’entusiasmo indiscriminato sta lasciando spazio a una richiesta di maturità. Non basta più mostrare ciò che è tecnicamente possibile. Bisogna dimostrare ciò che funziona davvero.
Il 2026, nella visione di Nadella, non sarà l’anno del grande salto tecnologico, ma quello in cui l'intelligenza artificiale dovrà smettere di essere una promessa e diventare infrastruttura. E se anche il CEO di Microsoft sente il bisogno di sottolinearlo, è probabile che l'industria stia iniziando a rendersi conto di aver corso troppo veloce, senza chiedersi abbastanza spesso in quale direzione.
Se vuoi leggerlo tu stesso, l'articolo di Satya Nadella sul suo blog sn scratchpad lo trovi qui.
