Facebook: anche messaggi privati ceduti a Cambridge Analytica



Si allarga quotidianamente lo scenario di dettagli inediti riguardanti lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica.

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Dopo la prima deposizione del CEO e co-fondatore del Social Network più popolare del pianeta davanti al Congresso degli Stati Uniti d'America, alla quale seguirà una replica nella serata di oggi, con spiegazioni sommarie e scuse di circostanza espresse da Zuckerberg, seguite da promesse di maggior controllo e trasparenza di tutta l'architettura che sta dietro la piattaforma da lui amministrata, emergono, lontano da camere istituzionali, nuovi, inquietanti retroscena che vanno nella direzione opposta a quella sostenuta dall'ex studente, intento a buttare più acqua possibile su un fuoco continuamente alimentato da nuovo combustibile.

Dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi rilasciate dagli stessi alti dirigenti di Facebook che hanno ammesso di monitorare i messaggi degli utenti nelle chat di Messenger e dopo gli strumenti messi a disposizione dallo stesso social network per informare gli iscritti riguardo l'eventuale violazione dei propri account, nuove indagini e affermazioni esterne ipotizzano un passaggio di dati da Facebook e/o applicazioni di terze parti a Cambridge Analytica contenenti anche messaggi privati, oltre a elementi chiave estrapolati dai profili per identificare possibili sostenitori di campagne elettorali in USA, Gran Bretagna e, come abbiamo visto, in misura minore anche in Italia.
Sembra che diversi utenti che hanno ricevuto notifiche in merito da parte del social si siano visti comparire frasi che indicavano la 'compromissione' di dati di account di propri amici (contatti di Facebook) quando il profilo degli stessi interessati prevedeva la visualizzazione pubblica di elementi come Like messi alle pagine, città di residenza, compleanno. Dunque, per visualizzare gli amici, oltre a commenti e like ai vari post (non sempre visibili, in base alle diverse impostazioni personali di privacy), 'qualcuno' deve aver avuto accesso ai messaggi privati, dando vita ad un giro vorticoso di dati estrapolati e conseguenti annunci mirati inviati e visualizzati.
Sulla base delle nostre indagini, sembra che tu non abbia effettuato l'accesso a "This Is Your Digital Life" con Facebook prima di rimuoverlo dalla nostra piattaforma nel 2015.
Tuttavia, un tuo amico ha effettuato il login.
Di conseguenza, è probabile che le seguenti informazioni siano state condivise con "This Is Your Digital Life":
Il tuo profilo pubblico, Mi piace a pagine, compleanno e città corrente.
Un piccolo numero di persone che hanno effettuato l'accesso a "This Is Your Digital Life" ha condiviso anche le proprie News Feed, timeline e altro che potrebbero aver incluso post e messaggi. Possono anche aver condiviso la tua città natale.
Ma non basta.
Secondo un Report del New York Times, sembra che l'applicazione Quiz, sviluppata da Aleksandr Kogan, raccogliesse (come tutte le app) dati degli utilizzatori, includendo, però, anche messaggi privati, estrapolati dalle Chat di Messenger. La stessa Facebook ha affermato che un limitato gruppo di utenti ha condiviso (inconsapevolmente) info private e messaggi di chat proprio attraverso l'app in questione, notificandolo agli utenti coinvolti, senza specificare il numero degli account interessati.

Non è del tutto chiaro, mentre scriviamo, se i dati raccolti dall'applicazione, contenente i messaggi privati degli iscritti, siano stati ceduti a Cambridge Analytica, azienda alla quale, tuttavia, lo sviluppatore è legato.

Le sue parole al Times:
I messaggi privati ​​sono stati raccolti da un numero limitato di persone, probabilmente un paio di migliaia, come parte di un progetto di ricerca accademica separato e mai fornito a Cambridge Analytica. I dati sono stati raccolti fra il 2013 e il 2014, prima di iniziare a lavorare con Cambridge Analytica.
I messaggi sono stati raccolti per la ricerca su come le persone usano  le emoji per trasmettere emozioni e tenuti al sicuro nel suo laboratorio universitario, noto come il Cambridge Prosociality and Well-Being Lab, con accesso limitato a un piccolo gruppo di persone.
I dati dei messaggio erano ovviamente sensibili, quindi abbiamo cercato di fare attenzione a chi poteva accedervi.
Beh, che dire? Tutti sapevamo, da sempre, che eravamo e siamo monitorati e che bla, bla, bla...
Ma certe dichiarazioni, in primis quelle di Zuckerberg alla farsa congressuale, lasciano un bel po' di amaro in bocca, per essere gentili e mantenere un certo contegno d'espressione.
Via: TNW - TNYT
Articolo di HTNovo
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