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Coronavirus: ne avremo ancora per anni (forse decenni) | Editoriale

lug 19, 2021

La conferma della possibilità di reinfettarsi annulla qualsiasi ipotesi di estinzione del COVID-19.

Coronavirus: ne avremo ancora per anni (forse decenni) | Editoriale
Il 2020 ha segnato l'inizio della pandemia da nuovo Coronavirus (COVID-19), scoperto, come indica la sigla (COVID-19 sta per CoronaVirus Identificato nel 2019), alla fine dello scorso anno in Cina, dove il virus ha compiuto il salto di specie, iniziando a trovare nell'organismo umano un nuovo habitat ideale per la sua riproduzione.

La rapida diffusione dell'infezione SARS-CoV-2 causata dal nuovo Coronavirus in ogni continente, iniziata in pieno inverno, ha subito lasciato pensare che, come la precedente SARS, sarebbe autonomamente scomparsa con l'arrivo della primavera o, al massimo, con quello dell'estate.

Ciò non è accaduto. Quando siamo ormai al termine della stagione calda e ci avviamo verso l'autunno 2020, il virus è ancora ampiamente in circolazione e continua ad infettare e mietere vittime fra gli esseri umani in tutte le nazioni in cui è presente fin dall'inizio dell'anno e la fine di quello scorso.

Anzi, il numero dei contagi è in aumento in molte zone del pianeta ed è diminuito, come accaduto in Italia, solamente con lo stato di Lockdown.

Non siamo di fronte ad un fenomeno passeggero, ma il COVID-19 resterà con noi ancora per molto tempo. Probabilmente per sempre. Naturalmente, sapremo prendere con l'eperienza le giuste misure, ma ne avremo ancora per anni, forse decenni, prima che ciò accada.

Questo nuovo Coronavirus muta, spesso e rapidamente. E lo fa in maniera opposta alle diverse latidutini e longitudini. I ceppi isolati sono considerevolmente modificati in una direzione in zone d'Europa rispetto ad altre nelle Americhe, in Asia o in Africa. Muta perdendo o acquisendo parti della sua struttura.

Il virus in circolazione in Italia nel dopo Lockdown, ad esempio, ha perso una delle proteine fondamentali per la sua riproduzione all'interno del nostro organismo, modificando la sua struttura iniziale. Questo fa sì che la sua carica infettiva sia molto inferiore a quella che aveva nei mesi invernali, sia in termini di capacità di passare da un soggetto ad un altro, sia in quelli di moltiplicarsi, danneggiandole gravemente, nelle nostre vie respiratorie. Per questo, anche se il numero di contagi è tornato a salire durante e subito dopo le vacanze estive e le povere misure di sicurezza imposte (solo teoricamente, per giunta) dal nostro Governo nelle cosiddetta Fase 3, il numero dei ricoverati subito dopo l'estate e quello dei decessi è stato assolutamente basso - in proporzione - rispetto alle registrazioni di marzo e aprile 2020.

Coronavirus: ne avremo ancora per anni (forse decenni) | Editoriale
Il Coronavirus 'italiano' isolato a marzo dal Laboratorio di Malattie infettive dell'università Statale e dall'ospedale Sacco di Milano

Nonostante ciò, il Coronavirus riesce comunque ed abbastanza agevolmente a contagiare nuovi esseri umani. In paesi come gli Stati Uniti, l'Argentina, il Brasile o l'India, i ceppi isolati di COVID-19 sono mutati nella direzione opposta, rinforzando le proteine della loro struttura e continuando ad apportare gravi conseguenze ai nuovi infetti.

Direzione invertita anche in Europa ed in Italia con il temuto arrivo dell'autunno 2020, la riapertura delle scuole e la piena ripresa di tutte le attività lavorative. Nuovi record di contagi si registrano ad ottobre in Francia, Germania, Inghilterra, Italia, solo per citare le nazioni più popolose.

Con l'inizio dell'inverno 2020, più di un colosso farmaceutico ha avuto l'approvazione da parte degli enti preposti - americani ed europei - alla distribuzione del proprio vaccino. 

I preparati contro il Coronavirus (COVID-19) di Pfizer BionTech, AstraZeneca in collaborazione con i ricercatori dell'Università di Oxford e Moderna, con altre aziende che stanno ultimando i passaggi necessari per proporre i loro risultati, sono arrivati con le prime centinaia di migliaia di dosi nei paesi più colpiti dalla pandemia alle diverse latitudini. Si prevede che l'immunità di gregge dai ceppi fin qui conosciuti del nuovo Coronavirus possa essere raggiunta in Europa e negli Stati Uniti a partire dall'autunno del 2021, se almeno il 60/70% della popolazione di ogni singolo stato si sottoporrà alla vaccinazione.

Naturalmente, mantenendo sotto controllo le diverse varianti del virus che, man mano che l'evoluzione della pandemia si fa più sostanziosa, diverranno oggetto di studio e di esami sempre più approfonditi per testare l'efficacia degli anticorpi prodotti dai vaccini messi a punto nel 2020.

Oltre 20 variazioni nel genoma della cosiddetta 'Variante inglese' (VUI 202012/01), scoperta a dicembre 2020 e subito isolata in quasi tutte le nazioni europee e non solo (Italia compresa), danno l'idea della grande capacità del patogeno di mutare e rendersi differente da come lo si conosce in brevissimo tempo. La differenza strutturale si traduce in differenza di velocità di propagazione, virulenza, capacità di infettare in maniera più o meno importante le cellule umane.

Mentre la campagna vaccinale in Italia e nel resto delle nazioni più ricche del pianeta procede a ritmi spediti, quando siamo in piena estate 2021, osserviamo nazioni come la Gran Bretagna che hanno deciso di tornare ad una normalità quasi assoluta, con l'80% della popolazione immunizzata, ma altre, come Israele, fra le prime a completare i cicli vaccinali sulla maggioranza dei cittadini, che tornano ad introdurre, dopo averle rimosse per breve tempo, restrizioni e misure atte al contenimento del virus, che, in seguito alla diffusione di nuove varianti, la Delta - proveniente dall'India - è predominante in quasi tutte le nazioni dei continenti, si dimostra resistente ai vaccini messi a punto per un patogeno (quello originario) che ormai non esiste più.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità, avverte che nuove varianti si svilupparanno e saranno in circolazione a partire dal prossimo autunno, con il rischio di grado di virulenza ed effetti sull'uomo ben più gravi di quelli cui siamo stati abituati sino ad oggi.

I vaccini attualmente in commercio poco potranno contro le nuove varianti di COVID-19 che si diffonderanno nel mondo durante l'inverno del 2022.

Bisognerà che i ricercatori e i colossi farmaceutici mettano a punto nuovi vaccini sulla base dei genomi profondamente modificati del nuovo Coronavirus. A poco serviranno eventuali nuovi richiami dei sieri attuali.

Nel frattempo, con ogni probabilità, ci troveremo di fronte a nuovi scenari di chiusure generali e nuovi Lockdown, più o meno forti ed estesi, in Italia come nel resto del mondo.

Ammesso e non concesso (non è mai accaduto, in passato, per un patogeno appartenente alla classe Coronavirus) che un vaccino realmente efficace venga messo a punto e poi in commercio ed a disposizione di tutti per immunizzare la popolazione mondiale dal contagio del virus, questo dovrà essere modificato ad ogni stagione di pari passo con le mutazioni del COVID-19

Ciò che accade ogni anno per la comune influenza. Ad ogni inizio inverno, le persone più a rischio (anziani, categorie di lavoratori specifiche etc.) devono vaccinarsi con una nuova soluzione rispetto a quella dell'anno precedente perché l'influenza è puntualmente diversa da quella dell'invernata passata. E non sempre il vaccino somministrato funziona. Non è raro contrarre l'influenza, anche se ci si è vaccinati.

Considerando che conosciamo 'bene' questa patologia, mettere a punto contromisure adeguate ed 'azzeccate', anno per anno, per un virus molto più aggressivo e letale (lo diventerà con il tempo, attualmente l'influenza uccide di più), sarà un'impresa ardua, per utilizzare un eufemismo, per i ricercatori di tutto il mondo. Tanto più che le mutazioni non sono annuali ma stagionali e, soprattutto, di difficile individuazione perché strettamente territoriali.

Questo va ad unirsi alla certezza scientifica che i diversi vaccini non ci impediranno di infettarci, ma solamente di ammalarci e sviluppare sintomi gravi coma accade adesso. Il Coronavirus continuerà a circolare e ad entrare nel nostro organismo, senza però mandarci più in Ospedale né in Terapia intensiva.

Tutto, se e fin quando una nuova variante sarà resistente al vaccino in circolazione in quella determinata stagione, teatro dell'individuazione del nuovo virus.

Ci saranno studi e soluzioni per mutazioni che si concentreranno su ceppi che saranno classificati diversamente e con sigle più specifiche dell'unica attuale, quindi andremo oltre la semplice variante, perché le conoscenze aumenteranno. Potremo essere in cura per COVID-19XXX o, se - come assai probabile - il processo di mutazione arriverà a classificare un virus totalmente nuovo, visto che questo non è abituato dagli albori a vivere e riprodursi nell'essere umano ma negli animali, per COVID-XX.

Non siamo pronti per questa sfida e ci vorranno anni prima di riuscire ad averla vinta. Anche in quell'epoca, il Coronavirus scoperto nel 2019 farà parte della nostra quotidianità e richiederà continuamente l'attenzione di tutti, cittadini, governi ed istituzioni. Il mondo è cambiato e la normalità è e sarà per i prossimi decenni profondamente diversa da quella che conoscevamo.

Andremo in giro con le mascherine e i disinfettanti, vedremo e dovremo rispettare segnali per il distanziamento sociale nei luoghi pubblici o nei mezzi di trasporto ancora per anni. Prestare attenzione ad un possibile contagio farà parte delle nostre abitudini e sarà automatico durante le nostre giornate

Coronavirus: ne avremo ancora per anni (forse decenni) | Editoriale

Lo sapevamo già, ma nei giorni scorsi è arrivata la conferma che è possibile reinfettarsi a distanza di tempo dal nuovo Coronavirus. Ciò è accaduto ad un uomo di 33 anni di Hong Kong, 4 mesi dopo essere guarito dalla precedente infezione dello stesso COVID-19 (ceppi diversi).

Esattamente come accade per il raffreddore (quello vero, non un raffreddamento che provoca qualche starnuto), anch'esso causato da un patogeno appartenente alla classe dei Coronavirus (non sono mai riusciti a mettere a punto un vaccino reale e definitivo contro il raffreddore, vero?..!), l'immunità data dagli anticorpi naturali che si sviluppano dopo l'infezione durerebbe dai 3 ai 6 mesi. Considerando anche la grande variazione genetica periodica del COVID-19, anche se tutta la popolazione mondiale dovesse ammalarsi e guarire una prima volta, il virus continuerebbe a restare tra noi, visto che il salto di specie del virus in questione è un evento che è già accaduto e che adesso fa parte del ciclo naturale ed attivo del nostro pianeta.

Naturalmente, sarà così anche quando, fra forse decenni, la ricerca sarà in grado di vaccinare ogni stagione gli esseri umani più a rischio contro il Coronavirus in circolazione (o previsto per la circolazione, coma accade per l'influenza) in quel periodo.

La crisi economica mondiale che è appena iniziata e che avrà il suo apice nei prossimi anni sarà ulteriormente incrementata dagli sforzi che ogni nazione dovrà compiere per rivoluzionare i modi di offrire istruzione, assistenza sanitaria, svago e quant'altro ci è necessario per vivere la nostra vita.

L'organizzazione e la struttura degli spazi comuni dovranno necessariamente essere ripensati e ricostruiti ovunque, visto che sono impensabili nuovi Lockdown totali e/o prolungati. La popolazione dovrà continuare a vivere, viaggiare, ristorarsi, istruirsi e curarsi in sicurezza, e per far ciò occorreranno investimenti ingenti come mai la storia ha registrato in passato per modificare realmente le aree urbane e territoriali di ogni nazione, non certo come avvenuto nell'estate 2020 da 'liberi tutti'.

Coronavirus: ne avremo ancora per anni (forse decenni) | Editoriale

Il resto lo farà la capacità dell'essere umano di adattarsi ai cambiamenti. E per quello, forse, c'è bisogno di minor tempo, visto che il cambiamento è iniziato ed è già in atto, anche se, nei fatti, siamo ancora solamente alla Fase 0 di quest'epoca cruciale che segnerà per sempre e devierà pesantemente il progredire dell'umanità.

Articolo pubblicato originariamente in data agosto 26, 2020, aggiornato nell'autunno successivo a seguito dell'evoluzione della pandemia in Europa, quindi a fine dicembre 2020 con l'inizio ufficiale delle vaccinazioni anche in tutta l'Unione, ed in data odierna con la situazione della campagna vaccinale e lo spettro delle nuove varianti in arrivo, secondo quanto ipotizzato dall'OMS.

Articolo di HTNovo
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