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Coronavirus: ne avremo ancora per anni (forse decenni) | Editoriale

ott 15, 2020

La conferma della possibilità di reinfettarsi annulla qualsiasi ipotesi di estinzione del COVID-19.

Coronavirus: ne avremo ancora per anni (forse decenni) | Editoriale

Il 2020 ha segnato l'inizio della pandemia da nuovo Coronavirus (COVID-19), scoperto, come indica la sigla (COVID-19 sta per CoronaVirus Identificato nel 2019), alla fine dello scorso anno in Cina, dove il virus ha compiuto il salto di specie, iniziando a trovare nell'organismo umano un nuovo habitat ideale per la sua riproduzione.

La rapida diffusione della malattia SARS-CoV-2 causata dal nuovo Coronavirus in ogni continente, iniziata in pieno inverno, ha subito lasciato pensare che, come la precedente SARS, sarebbe autonomamente scomparsa con l'arrivo della primavera o, al massimo, con quello dell'estate.

Ciò non è accaduto. Quando siamo ormai al termine della stagione calda e ci avviamo verso l'autunno 2020, il virus è ancora ampiamente in circolazione e continua ad infettare e mietere vittime fra gli esseri umani in tutte le nazioni in cui è presente fin dall'inizio dell'anno e la fine di quello scorso.

Anzi, il numero dei contagi è in aumento in molte zone del pianeta ed è diminuito, come accaduto in Italia, solamente con lo stato di Lockdown.

Non siamo di fronte ad un fenomeno passeggero, ma il COVID-19 resterà con noi ancora per molto tempo. Probabilmente per sempre. Naturalmente, sapremo prendere con l'eperienza le giuste misure, ma ne avremo ancora per anni, forse decenni, prima che ciò accada.

Questo nuovo Coronavirus muta, spesso e rapidamente. E lo fa in maniera opposta alle diverse latidutini e longitudini. I ceppi isolati sono considerevolmente modificati in una direzione in zone d'Europa rispetto ad altre nelle Americhe, in Asia o in Africa. Muta perdendo o acquisendo parti della sua struttura.

Il virus in circolazione in Italia nel dopo Lockdown, ad esempio, ha perso una delle proteine fondamentali per la sua riproduzione all'interno del nostro organismo, modificando la sua struttura iniziale. Questo fa sì che la sua carica infettiva sia molto inferiore a quella che aveva nei mesi invernali, sia in termini di capacità di passare da un soggetto ad un altro, sia in quelli di moltiplicarsi, danneggiandole gravemente, nelle nostre vie respiratorie. Per questo, anche se il numero di contagi è tornato a salire durante e subito dopo le vacanze estive e le povere misure di sicurezza imposte (solo teoricamente, per giunta) dal nostro Governo nelle cosiddetta Fase 3, il numero dei ricoverati subito dopo l'estate e quello dei decessi è stato assolutamente basso - in proporzione - rispetto alle registrazioni di marzo e aprile 2020.

Coronavirus: ne avremo ancora per anni (forse decenni) | Editoriale
Il Coronavirus 'italiano' isolato a marzo dal Laboratorio di Malattie infettive dell'università Statale e dall'ospedale Sacco di Milano

Nonostante ciò, il Coronavirus riesce comunque ed abbastanza agevolmente a contagiare nuovi esseri umani. In paesi come gli Stati Uniti, l'Argentina, il Brasile o l'India, i ceppi isolati di COVID-19 sono mutati nella direzione opposta, rinforzando le proteine della loro struttura e continuando ad apportare gravi conseguenze ai nuovi infetti.

Direzione invertita anche in Europa ed in Italia con il temuto arrivo dell'autunno 2020, la riapertura delle scuole e la piena ripresa di tutte le attività lavorative. Nuovi record di contagi si registrano ad ottobre in Francia, Germania, Inghilterra, Italia, solo per citare le nazioni più popolose.

Ammesso e non concesso (non è mai accaduto, in passato, per un patogeno appartenente alla classe Coronavirus) che un vaccino realmente efficace venga messo a punto e poi in commercio ed a disposizione di tutti per immunizzare la popolazione mondiale dal contagio del virus, questo dovrà essere modificato ad ogni stagione di pari passo con le mutazioni del COVID-19

Ciò che accade ogni anno per la comune influenza. Ad ogni inizio inverno, le persone più a rischio (anziani, categorie di lavoratori specifiche etc.) devono vaccinarsi con una nuova soluzione rispetto a quella dell'anno precedente perché l'influenza è puntualmente diversa da quella dell'invernata passata. E non sempre il vaccino somministrato funziona. Non è raro contrarre l'influenza, anche se ci si è vaccinati.

Considerando che conosciamo 'bene' questa patologia, mettere a punto contromisure adeguate ed 'azzeccate', anno per anno, per un virus molto più aggressivo e letale (lo diventerà con il tempo, attualmente l'influenza uccide di più), sarà un'impresa ardua, per utilizzare un eufemismo, per i ricercatori di tutto il mondo. Tanto più che le mutazioni non sono annuali ma stagionali e, sopratutto, di difficile individuazione perché strettamente territoriali.

Ci saranno studi e soluzioni per mutazioni che si concentreranno su ceppi che saranno classificati diversamente e con sigle più specifiche dell'unica attuale, perché le conoscenze aumenteranno. Potremo essere in cura per COVID-19XXX o, se - come assai probabile - il processo di mutazione arriverà a classificare un virus totalmente nuovo, visto che questo non è abituato dagli albori a vivere e riprodursi nell'essere umano ma negli animali, per COVID-XX.

Non siamo pronti per questa sfida e ci vorranno anni prima di riuscire ad averla vinta. Anche in quell'epoca, il Coronavirus scoperto nel 2019 farà parte della nostra quotidianità e richiederà continuamente l'attenzione di tutti, cittadini, governi ed istituzioni. Il mondo è cambiato e la normalità è e sarà per i prossimi decenni profondamente diversa da quella che conoscevamo.

Andremo in giro con le mascherine e i disinfettanti, vedremo e dovremo rispettare segnali per il distanziamento sociale nei luoghi pubblici o nei mezzi di trasporto ancora per anni. Prestare attenzione ad un possibile contagio farà parte delle nostre abitudini e sarà automatico durante le nostre giornate

Coronavirus: ne avremo ancora per anni (forse decenni) | Editoriale

Lo sapevamo già, ma nei giorni scorsi è arrivata la conferma che è possibile reinfettarsi a distanza di tempo dal nuovo Coronavirus. Ciò è accaduto ad un uomo di 33 anni di Hong Kong, 4 mesi dopo essere guarito dalla precedente infezione dello stesso COVID-19 (ceppi diversi).

Esattamente come accade per il raffreddore (quello vero, non un raffreddamento che provoca qualche starnuto), anch'esso causato da un patogeno appartenente alla classe dei Coronavirus (non sono mai riusciti a mettere a punto un vaccino contro il raffreddore, vero?..!), l'immunità data dagli anticorpi naturali che si sviluppano dopo l'infezione durerebbe dai 3 ai 6 mesi. Considerando anche la grande variazione genetica periodica del COVID-19, anche se tutta la popolazione mondiale dovesse ammalarsi e guarire una prima volta, il virus continuerebbe a restare tra noi, visto che il salto di specie del virus in questione è un evento che è già accaduto e che adesso fa parte del ciclo naturale ed attivo del nostro pianeta.

Naturalmente, sarà così anche quando, fra forse decenni, la ricerca sarà in grado di vaccinare ogni stagione gli esseri umani più a rischio contro il Coronavirus in circolazione (o previsto per la circolazione, coma accade per l'influenza) in quel periodo.

La crisi economica mondiale che è appena iniziata e che avrà il suo apice nei prossimi anni sarà ulteriormente incrementata dagli sforzi che ogni nazione dovrà compiere per rivoluzionare i modi di offrire istruzione, assistenza sanitaria, svago e quant'altro ci è necessario per vivere la nostra vita.

L'organizzazione e la struttura degli spazi comuni dovranno necessariamente essere ripensati e ricostruiti ovunque, visto che sono impensabili nuovi Lockdown totali e/o prolungati. La popolazione dovrà continuare a vivere, viaggiare, ristorarsi, istruirsi e curarsi in sicurezza, e per far ciò occorreranno investimenti ingenti come mai la storia ha registrato in passato per modificare realmente le aree urbane e territoriali di ogni nazione, non certo come avvenuto in questa estate 2020 da 'liberi tutti'.

Coronavirus: ne avremo ancora per anni (forse decenni) | Editoriale

Il resto lo farà la capacità dell'essere umano di adattarsi ai cambiamenti. E per quello, forse, c'è bisogno di minor tempo, visto che il cambiamento è iniziato ed è già in atto, anche se, nei fatti, siamo ancora solamente alla Fase 0 di quest'epoca cruciale che segnerà per sempre e devierà pesantemente il progredire dell'umanità.

Articolo pubblicato originariamente in data agosto 26, 2020 ed aggiornato in data odierna a seguito dell'evoluzione della pandemia in Europa.

Articolo di HTNovo
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