Guardare qualcuno e sapere chi è: Meta prepara gli occhiali smart con riconoscimento facciale

feb 13, 2026

Meta lavora a una funzione di riconoscimento facciale per i suoi occhiali smart: una tecnologia che promette nuove possibilità, ma riapre il dibattito su privacy, anonimato e limiti dell'intelligenza artificiale.

Guardare qualcuno e sapere chi è: Meta prepara gli occhiali smart con riconoscimento facciale

Secondo un'inchiesta del New York Times, Meta starebbe lavorando a una nuova funzione destinata a far discutere: il riconoscimento facciale integrato negli occhiali smart. Una tecnologia che, se confermata, porterebbe l'identificazione delle persone fuori dagli schermi e direttamente nella vita quotidiana, attraverso un dispositivo indossabile sempre attivo.

Il progetto, sviluppato internamente e noto con il nome in codice "Name Tag", sarebbe pensato per gli attuali occhiali smart realizzati in collaborazione con Ray-Ban. L'obiettivo è permettere a chi li indossa di riconoscere una persona semplicemente guardandola, ricevendo informazioni vocali o contestuali tramite l'assistente basato sull'intelligenza artificiale. Non si tratterebbe di un sistema aperto e universale, ma di una funzione legata all'ecosistema Meta, capace di incrociare volti con contatti salvati o profili pubblici disponibili sulle piattaforme dell'azienda. Incontri un tipo che hai da sempre fra gli amici di Facebook, ma che magari non vedi dal vivo dai tempi delle elementari, gli occhiali ti dicono che è lui.

Dal punto di vista tecnologico, l'operazione rappresenterebbe un'evoluzione naturale degli occhiali smart attuali, già dotati di fotocamere, microfoni e intelligenza artificiale integrata. Il vero salto, però, non è hardware ma concettuale: l'identificazione automatica delle persone nel mondo reale. Un passaggio che Meta aveva già esplorato in passato sui social network, salvo poi fare marcia indietro dopo anni di critiche, pressioni normative e timori legati all'uso improprio dei dati biometrici.

Il ritorno di questa tecnologia, ora incarnata in un prodotto consumer indossabile, segna quindi un cambio di strategia significativo. Secondo quanto emerso, il progetto era stato congelato proprio per le sue implicazioni etiche, ma sarebbe stato riattivato con il miglioramento delle capacità dell'intelligenza artificiale e con un contesto industriale più maturo. Un debutto non imminente, ma comunque possibile già nel corso del 2026, secondo quanto riportato.

Le preoccupazioni, tuttavia, restano numerose. Anche se limitato a contatti noti o profili pubblici, un sistema di riconoscimento facciale indossabile solleva interrogativi profondi sul consenso. Chi viene riconosciuto non ha alcun controllo diretto sul processo, né un modo immediato per sapere se il proprio volto è stato analizzato. È un ribaltamento del rapporto tra osservatore e osservato, in cui la tecnologia opera in modo silenzioso e invisibile.

Il tema diventa ancora più delicato sul piano normativo. In Europa, l'identificazione biometrica è soggetta a regole estremamente rigide e spesso incompatibili con l'uso negli spazi pubblici. Anche una funzione presentata come "facoltativa" o "limitata" potrebbe scontrarsi con il GDPR e con le nuove normative sull'intelligenza artificiale, costringendo Meta a rilasci differenziati o a blocchi nazionali. Uno scenario già visto con altri prodotti tecnologici, ma che qui tocca direttamente la sfera dell'identità personale.

Oltre alle leggi, c'è poi una questione culturale più ampia. La possibilità di essere riconosciuti in tempo reale cambia il modo in cui le persone percepiscono gli spazi pubblici. L'anonimato, elemento dato per scontato nella vita quotidiana, rischia di diventare un'eccezione. Non è solo una questione di privacy, ma di comportamento: sapere di poter essere identificati potrebbe drasticamente modificare il modo in cui ci muoviamo, interagiamo e ci esponiamo.

In questo contesto, gli occhiali smart non sarebbero più semplici gadget tecnologici, ma strumenti capaci di fondere mondo fisico e archivi digitali in modo permanente. Un'idea che per alcuni rappresenta il futuro dell'accessibilità e dell'assistenza personale, e per altri una forma di sorveglianza normalizzata. La linea di confine è sottile e dipenderà non solo da come la tecnologia verrà implementata, ma da quanto controllo reale verrà lasciato agli utenti e alle persone che finiscono nel campo visivo degli occhiali.

Il progetto "Name Tag" diventa così un banco di prova cruciale. Non solo per Meta, ma per l'intero settore tecnologico: capire se il pubblico è pronto ad accettare dispositivi che non si limitano a registrare il mondo, ma lo interpretano e lo identificano. Una sfida che va ben oltre l'innovazione tecnica e che tocca direttamente il rapporto tra tecnologia, libertà individuale e vita quotidiana.

Continueremo a monitorare questa storia, non mancando di aggiornarvi sui prossimi sviluppi.

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