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L’intelligenza artificiale fra fantasia e realtà

mar 17, 2020

Analisi con riferimenti storici e contemporanei su risultati e stato attuale della ricerca in ambito Intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale fra fantasia e realtà
Al giorno d’oggi si parla sempre più spesso di intelligenza artificiale: dagli smartphone fino alle auto, la tecnologia si muove verso una sempre maggiore automazione dei vari device con cui tutti giorni abbiamo a che fare. Non è ben chiaro dove arriveremo ma un primo assaggio lo stiamo comunque avendo in questi ultimi anni, con diversi costruttori di auto che si cimentano nella guida autonoma o gli ultimi smartphone che fanno largo uso di software capaci di interagire con la nostra vita, migliorando così la loro semplicità d’uso o l’utilizzo della loro batteria.

L’intelligenza artificiale tuttavia è un argomento piuttosto complesso che, se solo ora si sta affacciando nelle nostre quotidianità, affascina l’uomo da decenni. Già a partire dagli anni ’50, Alan Turing, tutt’ora considerato uno dei padri dell’informatica moderna, scrisse un trattato scientifico nel quale ipotizzava un “Test di Turing” secondo il quale una macchina poteva essere considerata intelligente se - e solo se - il suo comportamento sarebbe potuto essere indistinguibile da quello di un essere umano. Fu da questo articolo scientifico che il tema dell’IA ricevette una forte propulsione e un grande interesse da parte della comunità scientifica.

Con il tempo le aspettative sull’applicabilità dell’Intelligenza artificiale crebbero al punto che già nel 1957 Herbert Simon stimò che nel giro di una decina d’anni qualcuno sarebbe stato in grado di sviluppare un’Intelligenza artificiale in grado di competere con i campioni di scacchi. Fu in quegli anni che il concetto di intelligenza artificiale venne ramificato in due diversi filoni, IA forte e IA debole. La prima, la più complessa, studia sistemi in grado di replicare l’intelligenza umana mentre la seconda, più immediata, punto allo sviluppo di macchine capaci di risolvere problemi specifici senza una particolare coscienza delle attività svolte. Un chiaro esempio di Intelligenza artificiale debole è proprio un programma capace di giocare a scacchi: in questo caso il software non ha le abilità cognitive tipiche degli umani ma si limita a risolvere un problema per il quale è stato programmato dimostrandosi intelligente, ovvero capace di agire. Proprio la soluzione di molti giochi logici fu una delle prime applicazioni pratiche dell’intelligenza artificiale e con il tempo sono stati sviluppati numerosi software in grado di competere e dare del filo da torcere agli umani. Un argomento affascinante al punto che l’intelligenza artificiale è protagonista anche di molti film come ad esempio “Silent Running” del 1972, nel quale c'è una scena in cui un membro di una nave spaziale programma due droni o robot per giocare a poker con lui. Ben diverso e più conciliabile con il concetto di IA forte è il film “Io, Robot”, basato sul libro omonimo di Isaac Asimov e nel quale Will Smith si trova a fronteggiare un robot dotato di una intelligenza spiccatamente umana, con tutti i pro e i contro che ne derivano, imprevedibilità e sentimentalismo su tutto.
Ecco allora che, con il passare del tempo e degli studi scientifici, l’Intelligenza artificiale è uscita dai film di fantascienza per diventare parte integrante delle nostre vite: se già nel 1982 l’americana Digital Equipment riusciva a risparmiare 40 milioni di dollari grazie al software R1, sviluppato per configurare in automatico gli ordini dei nuovi Personal Computer, oggi l’IA è praticamente ovunque e rappresenta uno dei maggiori ambiti di interesse dell’informatica moderna. Tematiche “calde” come il Machine Learning costellano le nostre vite tutti i giorni, dalle email configurate automaticamente come Spam alle pubblicità

“Potrebbe interessarti anche…”, quotidianamente abbiamo a che fare con software che “imparano" dalle nostre abitudini.

L’intelligenza artificiale fra fantasia e realtà

A tutto questo si aggiungono gli smartphone, compagni inseparabili delle nostre giornate, da qualche tempo capaci di imparare le nostre abitudini e di “prendere decisioni" al posto nostro: un esempio potrebbe essere l’Asus ZenPhone 5, primo smartphone (uscito nel 2018), capace di bilanciare al massimo le sue altissime prestazioni con l’efficienza energetica del dispositivo, limitando al minimo il consumo di energia nei momenti in cui non è richiesto. A questo si aggiungono interessanti funzioni come la capacità di rallentare il processo di invecchiamento della batteria ottimizzando la ricarica o, utile per le riunioni ad esempio, la capacità di regolare in automatico il volume della suoneria in base all’ambiente in cui ci si trova. Lo smartphone di Asus ha anche introdotto alcuni concetti che oggi sono disponibili su quasi tutti i dispositivi di fascia medio/alta, ovvero una fotocamera capace di riconoscere automaticamente la scena inquadrata, ottimizzando automaticamente i parametri della fotocamera. Asus fu solamente una delle prime aziende a scommettere su una tecnologia che negli ultimi anni sta facendo passi da gigante e dilagando su quasi tutti i dispositivi con cui ci interfacciamo tutti i giorni, addirittura Samsung è arrivata a presentare un frigorifero capace di pianificare i pasti e altre attività quotidiane legate al rifornimento di cibo in casa.
Articolo di HTNovo
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